lunedì 3 novembre 2008

LA GELMINI E LO SFASCIO DELLA SCUOLA


Ci permettiamo di distogliervi qualche minuto dalle vostre attività perché pensiamo che l’argomento scuola debba raccogliere l’interesse di tutti i cittadini: cosa fare dei figli di questo paese non riguarda solo insegnanti o genitori, gli effetti di una buona o cattiva riforma avranno effetti su tutti i settori del paese, tutti ne soffriremo o avremo vantaggi, in base alla validità o meno del cambiamento proposto.
Come è naturale le proposte vengono valutate da ognuno in base alle proprie inclinazioni ideologiche, quello che vorremmo fare è darvi le informazioni che sicuramente vi mancano: a meno che uno abbia scaricato il decreto, lo abbia letto e lo abbia confrontato con le dichiarazioni e le interviste. Ma sono certa che il ministro faceva conto sul fatto che nessuno abbia tempo da buttare... Però sappiate che in questo caso il decreto è brevissimo e leggibilissimo, non è il solito esempio di legge italiana lunga e incomprensibile: il DL 137 che ribalta totalmente la scuola primaria e interviene pesantemente sugli altri ordini è lungo 2 paginette. Si può stampare e leggere in 5 minuti, ma vi suggeriamo di soffermarvi sull’art. 4
(stralcio) Articolo 4.
(Insegnante unico nella scuola primaria).

1. Nell'ambito degli obiettivi di razionalizzazione [nella bozza c’era scritto “contenimento della spesa”] di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, [la legge Brunetta, per intenderci, quindi una legge economica] nei regolamenti previsti dal comma 4 del medesimo articolo 64 ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche della scuola primaria costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola.

Queste due righe hanno un significato devastante, totalmente ignorato dall’opinione pubblica, attratta dalla parola razionalizzazione. In pratica significano il ritorno indietro della scuola primaria e la scomparsa del tempo pieno garantito: se le famiglie lo vorranno dovranno pagarselo, dato che con il contestuale taglio dell'ICI i comuni non saranno in grado di finanziarlo...
Concludiamo accennando al metodo: una decreto “di riforma” che taglia fuori 130.000 insegnanti e addetti ora presenti nella scuola, riduce l’orario scuola da 40 ore settimanali a 24, riorganizza la didattica con un ritorno agli anni ’60 e accorpa classi di concorso (un laureato in biologia potrà insegnare matematica alle superiore, un archeologo potrà insegnare filosofia) è stato pensato e scritto in 2 mesi, blindato con il voto di fiducia, è lungo 2 pagine e firmato da un avvocato abilitato a Reggio Calabria perché "lì promuovevano tutti", per sua stessa ammissione. Se la cosa non vi preoccupa dovrebbe farlo.

3 commenti:

COMMISSIONE EVENTI ha detto...

sono perfettamente d'accordo
Cristina

Flavia ha detto...

Leggo sul Corriere che il governatore Formigoni avrebbe “raggiunto una accordo con il governo” per rinviare di un anno ogni intervento sulle scuole e mantenere il tempo pieno. Che notizia confortante apprendere che la Regione Lombardia, certamente grazie al filo diretto che unisce il suo presidente al governo in carica, stipula accordi privilegiati sulla scuola, accordi che probabilmente altre regioni non potranno ottenere. Come siamo fortunati a vivere in una regione che, attraverso personalissimi meccanismi, aggira una legge dello stato e garantisce, a noi lombardi, il tempo pieno. Certo non dovremmo formalizzarci per una lieve mancanza di trasparenza, ciò che conta è il risultato e pazienza se, ancora una volta, ci saranno realtà opposte da una regione all’altra, nella solita allegra e disperata confusione. Sfortunatamente non penso che questa modalità nella gestione della cosa pubblica sia corretta e, come insegnante, non suggerirei ai miei allievi di risolvere questioni di principio sotto banco. I diritti o sono di tutti o di nessuno. Anche perché non sai mai se puoi fidarti della controparte: senza insegnanti, senza fondi, non vorrei che si finisse per dover assegnare i posti del tempo pieno con un bel sorteggio pubblico, come i mutui agli sposi novelli. Questa sì che è una bella idea. Moderna poi. Allora per rispondere a tono… ringraziamo il dottore ma rifiutiamo l’offerta.

Flavia

Flavia ha detto...

Due ordini di scuola in Italia hanno bisogno di una serio e profondo ripensamento: la secondaria superiore (21% di abbandono scolastico!) e l’università (diplomati iscritti: 38%, laureati 11%!)
L’unico ordine di scuola che negli anni ha promosso un rinnovamento della didattica, interventi sulle difficoltà di apprendimento e a favore dell’inclusione è stata la scuola elementare. Un impegno quotidiano di cui i saccenti non sanno niente.
Ma perché allora è la scuola che maggiormente ha subito questa macelleria grossolana che sta letteralmente scardinando una realtà apprezzata, anche nelle valutazioni internazionali? La necessità di razionalizzare è la scusa per i tagli, ma i tagli sono il pretesto per la vera ragione di questo blitz: la vera colpa della scuola elementare è di essere culturalmente irriducibile alla cultura che oggi vuole governare. "Quando il Ministro Tremonti rinfaccia alla nostra scuola di essere figlia del ’68 ci offre la vera chiave interpretativa." *
Ed è proprio così: la nostra scuola E’ figlia del ’68, ma non nell’allusione del ministro che la contrappone ad una scuola precedente che era“buona”; la scuola pre-68 non era buona, era una scuola che escludeva, era una scuola per pochi, una scuola autoritaria non autorevole, una scuola ingiusta. "All’inizio degli anni ’60 soltanto un bambino su 4 proseguiva gli studi oltre le elementari, e soltanto uno su 12 andava oltre la scuola media" (dal quotidiano “Europa” 7/9/2008). Cerchiamo di ricordarcelo, quando veniamo presi dalla fregola nostalgica: molti di noi non sarebbero qui a leggere questo blog se la scuola fosse ancora quella del bel tempo andato, se non avesse compiuto quel cammino di apertura e autocritica, di riflessione e di adesione a principi pedagogici, quelli sì moderni e rigorosi, che hanno permesso una vera e propria rivoluzione culturale non violenta, graduale, intelligente, senza blitz o alzate di ingegno.
"In questi decenni si è verificato un grande fenomeno di avanzamento sociale, un’autentica pacifica rivoluzione positiva: l’istruzione diffusa e generalizzata in Italia, per tutti e ovunque. Si è realizzato cioè uno dei dettati della Costituzione[…]Non vorrei che fosse questo in realtà, il vero approdo: indebolire questo sistema che offre opportunità di istruzione a tutti per sostituirvi un sistema in cui, fatte salve alcune punte di eccellenza consegnate al mercato, si abbandoni tutto il resto" (Sergio Mattarella, Ministro della Pubblica Istruzione 1989/90 – che NON E’ un comunista).

Sì la nostra è la scuola del ’68. Questo non significa che tutti gli insegnanti siano degli sfegatati comunisti, come si sogna qualcuno. Significa però che anche il più severo insegnante è un insegnante libertario, un insegnante che permette ai bambini di esprimersi, che sollecita la riflessione, che valorizza lo spirito critico, che offre una programmazione ricca e tante esperienze. Che ascolta e interagisce con i suoi allievi, e che crede nella frase “nessuno resta indietro”.
Sì, ha proprio ragione il ministro Tremonti, la nostra è una scuola che ha un debito con la “gloriosa pedagogia popolare-democratica e progressista […] che ha l’indiscutibile pregio di elaborare e sperimentare una scuola di sicura affidabilità teorica ed empirica”.**
La Signorina Gelmini*** non ha idea di cosa stia parlando, ma il Signor Tremonti lo sa bene: e questa è la vera ragione del massacro.

* Italo Fiorin – Presidente del Corso di laurea in Scienze della formazione – LUMSA – Roma

** Franco Frabboni – Direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerche Educative – Università di
Bologna

*** Laureata in Giurisprudenza, Concorso da Procuratore a Reggio Calabria