lunedì 30 marzo 2009

Quel diritto negato ad ammalarsi

È in discussione in Parlamento il «pacchetto sicurezza», che cancella il cosiddetto divieto di segnalazione degli immigrati irregolari da parte del personale sanitario alle autorità giudiziarie. Quel divieto di segnalazione introdotto nell’ordinamento italiano voleva riconoscere un diritto inalienabile, riconosciuto alla persona prima che al cittadino, perfettamente in linea con l’articolo 32 della Costituzione italiana che garantisce cure gratuite agli indigenti e tutela così il rispetto della persona umana. Ma la modifica introdotta dall’emendamento, se approvata, oltre che inutile, risulterà dannosa e pericolosa. Inutile perché non ridurrà l’immigrazione irregolare, rendendo sempre più invisibile una popolazione che sfugge a ogni forma di tutela sanitaria; non produrrà risparmi poiché un ritardo di accesso alle cure comporterà interventi più complessi e quindi costosi; potrà produrre organizzazioni sanitarie parallele al di fuori dei sistemi di controllo.

Gli scenari ipotizzabili saranno quindi segnati dal rischio di «bambini senza vaccinazioni, donne con gravidanze non tutelate, aborti clandestini, uomini che nasconderanno incidenti sul lavoro». Dal punto di vista giuridico poi, se considerata alla luce dell’introduzione del reato di clandestinità, si apre uno scenario di grande aleatorietà, perché vi sarà chi riterrà obbligatoria la denuncia, chi la riterrà facoltativa, chi riterrà che l’omessa denuncia di questi reati comporti l’applicabilità del Codice penale nei confronti del personale sanitario.

Così come anche nelle più sanguinose guerre resta un briciolo di ragione che permette di aprire «corridoi umanitari per consentire l’elementare esercizio della solidarietà e della vicinanza ai più fragili», anche in una comunità moderna e civile (e in pace) l’accesso alle cure debba costituire ovunque e sempre un’area protetta di solidarietà e umanità.

www.divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it

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